Stampa questo articolo Stampa questo articolo

La nuova opera di Tito Schipa Jr. edita in due dischi Orfeo ed Euridice diventano “pop”

Articolo letto 2572 volte.

Di Alba Calia

Orfeo ed Euridice diventano “pop”

Bruno Cirino, Chrystel Dane e Tito Schipa Jr.

Bruno Cirino, Chrystel Dane e Tito Schipa Jr.

L’occasione l’aspettavamo da tempo e, finalmente, è arrivata: l’altro giorno negli studi televisivi, è stato presentato alla stampa “Orfeo 9″ un’opera pop di Tito Schipa Jr., realizzata in un film girato per i programmi sperimentali della TV.

Con la pellicola è stato presentato il doppio album, colonna sonora dell’opera «Orfeo 9, è scritto sulla cartellina – stampa distribuita dalla TV, è un esperimento di racconto per immagini costruito sul suggerimento di una colonna sonora»: l’incisione della base musicale è infatti autonoma (il disco è della Fonit Cetra) ed è servita da sceneggiatura per il film: interessante, poetico e pieno di humor, di cui riparleremo a suo tempo. Ciò che a noi interessa è il disco.

Nel ’71, al teatro Sistina, assistemmo alla versione teatrale dell’opera rock, sempre diretta scritta ed interpretata da Schipa Jr., ma lo spettacolo non ebbe successo perchè vittima di un grave handicap: l’autore era italiano. Si è parlato di “Hair”, “Jesus Christ”, “Calcutta” e altri musical stranieri con rispetto e ammirazione: ma molti di questi spettacoli non hanno scavalcato le consuetudini avvilenti della commedia musicale dalle cui equivocità non si è salvato neppure “Hair”.

Il giovane Schipa con “E poi una strada” aveva tentato, era il ’67, di sposare il rock al teatro, ma aveva preso in prestito Dylan: con “Orfeo 9″ l’autore ha trasferito il tutto in un contesto italiano dando vita ad un’opera anche se pop: «L’idea dice Schipa, era di ristrutturare l’intera opera – nata in sede teatrale – per l’organico tradizionale di un complesso pop in modo ampiamente sinfonico, con l’impegno di un’orchestra d’archi, legni e ottoni sovrapposti alla base ritmica di tipo elettronico, in modo tale da recuperare – anche a livello timbrico – le suggestioni sonore del melodramma ottocentesco ed impiantarle su un retroterra armonico e soprattutto, prettamente rock».

E l’esperimento ha avuto successo: le musiche dell’opera nascono da esperienze sinfoniche, jazz e rock e superano ogni angusta etichetta: ora il suono è melodia, ora ritmo, il respiro è sempre ampio. “L’alba”, il pezzo d’apertura, è pieno di poesia; “Vieni sole”, ha il “sound” trascinante; “Eccotela qui”, racchiude tutta la problematica e le aspirazioni d’amore dei giovani; “Senti Orfeo”, è corale ed incisivo; “Il venditore di felicità” un capolavoro di humour ed infine “Il tema delle stelle” che si riallaccia alla migliore tradizione melodica italiana, “Da te per te” e “Eccoti alla fine” (un pezzo cui ha collaborato Ullu, gli altri sono tutti di Schipa).

Inutile dire che i pezzi sono interpretati nell’unica maniera possibile (c’è il rifiuto del “bel canto” e l’interiorizzazione del testo) da Schipa, Renato Zero, Edoardo Nevola, Loredana Bertè, Marco Piacente, Penny Brown e molti altri ragazzi (gli stessi attori del film). Inutile dire che l’orchestrazione e la direzione sono ottime (grazie a Bill Conti) e che i testi non si dimenticano dopo averli ascoltati. L’ascoltatore che si appresta a sentire il disco di Schipa è come colui che si appresta ad intraprendere un “viaggio”: la musica pop, la nostra musica di oggi – se è valida e bella – diventa esperienza. Ed un viaggio musicale, per un giovane, è un’esperienza importante.

Il racconto di “Orfeo 9″ è quello di Orfeo ed Euridice, trasportata ai giorni nostri, una favola che ha per protagonista, come dice l’autore, un illusionista prodigioso: “lo stesso che con il suo gioco preciso ti inganna ancora e ti tiene ancora distratto dalla più sublime delle visioni possibili: la Realtà”.

Fonte: Momento Sera
Rubrica: Spettacoli & variet�
Autore: Alba Calia
Data: 24-25/07/1973
Tipo: recensione

I Commenti sono chiusi