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Tito Schipa Jr. – Orfeo 9

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Di Lucio Mazzi

CopertinaÈ stata da poco ristampata in cd dalla Warner Fonit Orfeo 9, opera rock composta alla fine degli anni ’60 da Tito Schipa Jr, figlio di uno dei più grandi tenori del ’900. Orfeo 9 prende le mosse dal mito di Orfeo, trasportando la vicenda di questo amore infelice in un contesto tipico del periodo in cui il lavoro è stato concepito e realizzato.

Orfeo è un ragazzo che vive in una comune di impronta hippy ai margini di una grande città, e proprio la città, con le sue alienazioni e paranoie appare come l’inferno nel quale il protagonista perde, cerca e riperde definitivamente Euridice. Su questo impianto di base si innestano spunti e divagazioni che toccano tutte le problematiche al centro dell’attenzione in quell’immediato “post ’68″: la vita nella comune e il viaggio in autostop come simboli di una libertà giovanile appena conquistata, una strana bomba A (con la A racchiusa in un cerchio a richiamare fin troppo evidentemente il simbolo dell’anarchia) che terrorizza i “benpensanti” in città, le false illusioni dei paradisi artificiali, l’incomunicabilità e l’alienazione della vita cittadina contrapposta alla semplicità e alla comunione della vita in mezzo alla natura, ecc. Tutto ciò a rappresentare, oggi, il fedele specchio di un’epoca, un “documento” può dirci moltissimo su cosa fossero quegli anni cruciali e come fossero i giovani che li vivevano.
Ma Orfeo 9 è innanzi tutto un’opera musicale, di cui non vanno, comunque, trascurati due aspetti fondamentali: quello visivo e quello musicale. L’opera è nata per il teatro, quindi ne è stata realizzata una versione cinematografica. Quest’ultima è stata trasmessa a suo tempo un paio di volte dalla Rai, nei primi anni ’70, prima di finire nel dimenticatoio. Lo stesso Schipa sta oggi trattandone l’acquisizione dei diritti e questo fa sperare che, almeno in home video, il lavoro possa a breve tornare a circolare. Ciò che è a disposizione di tutti oggi è il doppio cd che da trent’anni a questa parte non ha mai smesso di vendere e che, dell’Orfeo di Schipa, raccoglie le musiche. Musiche che quasi sempre hanno il pregio di porsi fuori dai generi imperanti tra gli anni ’60 e ’70, a raggiungere una classicità che le fa accettare ancora oggi, cosa che non si può dire di molta della produzione di quel periodo, fortemente caratterizzata da stili molto decisi e oggi molto… fuori moda.

Schipa ha firmato spartiti e testi, realizzando da solo un lavoro enorme e comunque sempre di altissimo livello. Tra i musicisti impegnati nell’opera, alcuni giovani sconosciuti che poi avrebbero goduto di grandi carriere: Renato Zero è un allucinato Venditore di felicità, Loredana Bertè fa parte del Coro, il futuro dj Ronnie Jones è un bluesman perso tra i vicoli, Bill Conti (che avrebbe poi avuto fama e soldi con Rocky) cura le orchestrazioni.

Recuperare oggi questo lavoro vuole dire immergersi un’atmosfera desueta (al giorno d’oggi) e sicuramente affascinante, capire un po’ di più di un’epoca ricchissima di spunti culturali e sociali e fare la conoscenza con un’opera artistica comunque di grande valore, ingiustamente troppo trascurata.

Fonte: Pagine 70
Rubrica: Dischi
Autore: Lucio Mazzi
Data: 30/7/2002
Tipo: recensione

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