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Quella prima opera pop-rock italiana: Orfeo 9 di Tito Schipa Jr.

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Di Mauro Brondi

Rapidi sguardi: cinema e musica

«Ci sono cose che noi italiani facciamo meglio…» ha detto Vecchioni nelle giornate del Club Tenco a Sanremo (24, 25, 26 ottobre 2002), riferendosi allo scrivere testi per canzoni. Se per il genere rock-film non si può dire la stessa cosa, la responsabilità non è certo dell’Orfeo 9 di Tito Schipa jr.; anzi, scoprendo questo cult della storia del cinema italiano, ci convinciamo del fatto che, come sempre, è solo un problema di tradizione, e la tradizione va inaugurata (e nella teoria lo avrebbe fatto benissimo questo film) e portata avanti (e qui, purtroppo, il vuoto assoluto). Orfeo 9, girato nei primi anni Settanta con bassissimo budget, porta in sé la genuinità di un lavoro che precorre i tempi. Tito Schipa jr. (all’epoca poco più di ventenne) si mette in gioco con uno sguardo, una passione, un’inventiva del tutto particolare: il suo film da questo punto di vista non ha nulla da invidiare a opere americane ben più note (vedi Jesus Christ Superstar) o alle esperienze kitsch inglesi (Tommy). Anzi, un certo utilizzo diretto della macchina da presa su scenografie finto-teatrali risulta esser estremamente affascinante e originale.

Bill ContiPer contestualizzare: Orfeo 9 è la prima opera rock “made in Italy”, naturalmente ben nota a tutto un pubblico di cultori, ma incomprensibilmente dimenticata nel nostro paese (che evidentemente preferisce importare mode e operazioni commerciali dall’estero perché si sa, noi, col rock, non c’entriamo nulla!). Nato dopo l’omonimo spettacolo teatrale del 1970 e musicalmente diretto dal grande, futuro premio Oscar, e allora giovanissimo, Bill Conti, il film, dopo un mancato appuntamento a Venezia, è rimasto vivo grazie alle proiezioni nei circoli, nelle università, nei cineclub diventando un fenomeno cult contraddittorio, il cui disco ancora oggi riesce a vendere e a far parlare. Il cast radunava artisti come Renato Zero, Loredana Bertè, Edoardo Nevola, Eva Axen, Tullio De Piscopo, Ronnie Jones.
In occasione del suo trentesimo anno, la pellicola, prodotta come film televisivo dalla Rai e da Mario Orfini per l’allora settore sperimentale diretto da Mario Raimondo, è stata riproposta dal Club Tenco durante la tre giorni al teatro Ariston. Se oggi la televisione propina fenomeni come Saranno famosi e Operazione trionfo, un tempo qualcuno riusciva a concepire progetti come Orfeo 9, opera interamente originale di una giovane avanguardia, musicalmente ricca e interessantissima, visivamente non impeccabile ma in ogni caso coraggiosa.

«Il mio strumento musicale preferito era sempre stato, e resta ancor oggi, la macchina da presa» sostiene Tito Schipa Jr. artista ibrido e libero del panorama musicale italiano (sue le traduzioni in italiano di Dylan). E con il cinema l’autore sembra effettivamente divertirsi, attraverso scelte registiche efficaci: montaggio serrato con una costruzione narrativa che non disdegna i salti temporali (flashback, flashforward), scenografie simbolico-oniriche, primi piani intensi sugli attori che cantano in playback “credibili” (lo stesso Tito Schipa jr. è presente nel ruolo di protagonista).
La storia si ispira a quell’immaginario hippy che rappresenta il bene e il male nelle sue valenze simbolico-rivelatrici attraverso cui è possibile interpretare il mondo. Natura e Città come Bene e Male: Orfeo e Euridice, uniti dall’amore, sono richiamati dalla Città, luogo infernale dell’alienazione, ma anche di falsa promessa di felicità nella quale Orfeo perde, riconquista, e riperde definitivamente la sua donna. Ma aldilà della storia è da sottolineare la libertà visiva (anche ingenua, così come alcuni passaggi nei testi delle canzoni) oggi permessa, e commercialmente accettata, solo se teorizzata “marketinghianamente” sulla carta (vedi fenomeno Dogma).

Orfeo 9 non è un semplice documento di una generazione (quella beat italiana del post 68) perché in modo complesso propone un’estetica e una ricerca espressiva ben precisa. L’impianto teatrale dell’incipit (scenografie e luci palesemente costruite e evidenziate) si scontra in modo tutt’altro che banale con la parte centrale girata “on the road” nella periferia romana, che culmina con la splendida immagine della strada dipinta (creata ad hoc dall’Anas: «il bizzarro patchwork di strisce bianche che chiude la canzone non è un nostra invenzione: trovammo la strada così e francamente ci sembrò un suggerimento soprannaturale»).

Renato ZeroSenza soluzione di continuità si passa da un espressionismo divertito ad un realismo quasi documentaristico in cui i personaggi fiabeschi vengono inseriti nel contesto delle grandi opere autostradali dell’industrializzazione. Un gap che fa scattare qualcosa di affascinante e poetico considerando la vena rock del film con musiche che mescolano l’elettronico sperimentale a ballate classiche, in un mélange alquanto strano fra musica leggera italiana e avanguardia.

Per teIl film pone in modo naturale delle fondamentali questioni sul rapporto musica e immagine. Orfeo 9 non è il musical classico, con il corpo di ballo che fa da sfondo ai protagonisti, né può essere facilmente avvicinato alle esperienze dei rock-movies realizzati nel cuore degli anni Settanta, girati con piena consapevolezza (attoriale e autoriale). È un laboratorio visivo fatto con passione e genuinità, una sorta di accademia creativa, musicale e cinematografica, che si mette in gioco davanti al suo pubblico. Prendiamo l’esempio della sequenza della canzone Da te per te: la canzone insiste sul ritornello «sto cantando per te…» mentre Orfeo (in un montaggio serrato) in strada, nelle piazze, su muri o fogli bianchi sta scrivendo le parole “per te“, in stili grafici e tecniche diverse. Vediamo il protagonista “graffitare” i muri, lo sentiamo cantare, e contemporaneamente il montaggio ci porta da un luogo all’altro in una città che grazie all’intervento del protagonista diventa opera d’arte, assumendo un’identità.
In quel caso l’immagine non è mero supporto alla musica, ma documento del momento creativo di Orfeo che scrive e compone il testo della canzone: scelta semplice, diretta e forse un po’ ingenua, ma comunque efficace e, perché no, coinvolgente.

Strisce ANASUn film e un’esperienza da recuperare: recupero reso possibile anche dal fondamentale sito ufficiale del film (http://www.orfeo.com) che mette a disposizione moltissimo materiale (foto, mp3, pezzi di film in RealPlayer, testi delle canzoni, oltre all’interessante storia del progetto); inoltre si rimanda anche al sito di Tito Schipa jr. in cui è pubblicata la story di tutto il lavoro, dal teatro al cinema.

Mauro Brondi

Fonte: EffettoNotte
Autore: Mauro Brondi
Data: 13/11/2002
Tipo: recensione

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