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Messaggioda junior » gio ott 21, 2010 11:52 am

Bel pezzo (anche troppo) su:

http://musicbx.blogspot.com/
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Re: In Rete

Messaggioda junior » gio ott 28, 2010 8:56 am

Un'iniziativa coraggiosa:

http://www.malinconicoblues-vinile.it/t ... _video.htm

(Grazie dell'idea. Ci sto riflettendo...)
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Re: In Rete

Messaggioda romella » gio nov 18, 2010 11:50 pm

Ecco qui sotto l'estratto dal primo link (http://musicbx.blogspot.com/) che poi si perde nella rete visto che gli articoli sono in ordine cronologico :wink:

http://yfrog.com/1farticolojj
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Re: In Rete

Messaggioda romella » gio mar 17, 2011 6:58 pm

A questo LINK si trovano diverse citazioni (anche a proposito di I'm not there).
Questo articolo è pure bellino:

27 gennaio 2008
Tito Schipa Jr. – Le parole della musica
(di Maurizio Pupi Bracali)

Tito Schipa Jr. è il figlio del celebre tenore Tito Schipa considerato tra i più grandi cantanti lirici del secolo scorso. A contraddire, forse in un’inconscia e inconsapevole rivalità filiale la potenza canora paterna, quando giovanissimo si dà alla musica il suo timbro vocale si presenta esile e sottile, una sorta di falsetto addirittura stridulo a volte, ma immensamente caratteristico e affascinante che lo renderà immediatamente riconoscibile e diverrà un marchio di fabbrica della sua produzione musicale. La visione musicale di Tito Schipa Jr.influenzata dalla frequentazione della musica operistica del padre si esprimerà nel corso del tempo a 360° gradi, consentendogli di differenziarsi in maniera sostanziale dal cantautorato tipico della sua generazione. Là dove i Guccini, i De Gregori, i Venditti, i Vecchioni, i De Andrè e tutti gli altri si limiteranno alla forma-canzone più classica, il panorama più ampio di Schipa Jr, gli consentirà di spaziare nel mondo delle sette note, inserendo elementi di melodramma nella struttura musicale dei suoi brani “inventando” una forma sonora originalissima e senza eguali. Quando viene pubblicata nel 1973 la sua opera “Orfeo 9” (già rappresentata in teatro tre anni prima) è il periodo del rock progressivo italiano, una musica complessa e articolata influenzata più dai canoni della musica classica europea che da quelli del blues o del rock’n’roll americano, e benchè la produzione del musicista romano sia altrettanto ricca di gemme splendenti, “Orfeo 9” diventa ben presto un caposaldo della musica “giovane” del periodo annoverandosi tra i capolavori del progressive italiano. L’opera, che si sviluppa in oltre settanta minuti di musiche ammalianti che comprendono canzone d’autore, accenni di melodramma, momenti rock e blues, sfumature jazz e cori quasi da gospels e spirituals, nonché testi di indubbio interesse letterario, è una rivisitazione del mito di Orfeo e della sua ricerca dell’amata Euridice nei meandri di un inferno che qui diventa una città tentacolare. Solo su questa opera sarebbe necessario scrivere non un articolo, ma un intero libro per analizzarla nei minimi particolari che a distanza di quasi quarant’anni, suscitano ancora e sempre ammirazione e stupore per le invenzioni creative e innovative che si sviluppano durante l’ascolto del disco e la visione del film realizzato dalla RAI che ebbe una vita travagliata che lo ha portato oggi ad essere un oggetto di culto per i molti ammiratori. Soffermandoci invece sui testi si scopre quanto l’autore di “Orfeo 9” fosse all’avanguardia nella costruzione delle liriche di questa e delle altre opere da lui realizzate. “Eccoci alla fine e come tutte le fini ha uno strano sound”. Questa breve frase che avvia alla conclusione di “Orfeo 9” per essere compresa necessita un rituffarsi nel 1970. Il termine inglese sound, che oggi è ultracitato (spesso a sproposito ) e il cui uso è abusato fino alla nausea era la prima volta che veniva utilizzato e inserito in un contesto di liriche in lingua italiana. Questo oggi può far sorridere, fermo restando l’immensa forza di “Orfeo 9”, ma all’epoca c’era chi si sbigottiva nell’ascoltare un termine mai sentito e sconosciuto ai più. Così come il protagonista Orfeo (lo stesso Tito Schipa Jr.) in un momento cruciale dell’opera, nell’ascoltare alcune persone che parlano altre lingue afferma: “E di quello che dite, non capire niente, anche questo è morire”. La frase di grande forza e impatto nel contesto in cui si trova Orfeo in quel dato momento, vista alla luce di oggi sembra il manifesto programmatico che condurrà Schipa Jr. a un’interessante carriera di traduttore osannata da molti e polemizzata da altri. L’attività artistica di Tito Schipa Jr. è assolutamente poliedrica, multiforme (cantante, compositore, attore, regista, produttore, ecc.) e ricca di successi, ma quella di traduttore, è quella sulla quale desideriamo soffermarci in questa occasione. La prima volta che Schipa Jr. appare come traduttore è nel 1988 con l’album “Dylaniato”, otto canzoni di Bob Dylan tradotte e cantate da egli stesso (due addirittura in romanesco) presentato da Fernanda Pivano. Poi la produzione letteraria del traduttore Schipa Jr. tutta edita da Arcana, casa editrice specializzata in pubblicazioni a carattere musicale, vede susseguirsi nel corso degli anni novanta, i tre volumi intitolati “Mr. Tambourine man” con le traduzioni dell’opera omnia di Bob Dylan. Parallelamente pubblica “In cerca del re del blues” traduzioni dei testi del più famoso bluesman di sempre Robert Johnson. Altresì Schipa Jr si dedica alla traduzione della produzione del cantante compositore e poeta Jim Morrison leader del gruppo “The Doors” pubblicando “Deserto” silloge di poesie inedite e “Notte americana” e “The Doors” rispettivamente primo e secondo volume dei testi delle canzoni di Morrison. Per quanto riguarda ancora Dylan è di questi giorni la consulenza e la traduzione di Tito Schipa Jr.nel bellissimo film di Todd Haines “Io non sono qui”, dedicato al cantautore americano. Sulle traduzioni di Tito Schipa Jr. è sorta anche qualche polemica: ai puristi lo stile colloquiale e discorsivo con cui egli continua a tradurre i testi di Bob Dylan fa un po’ storcere il naso, altri, (vedi il critico Riccardo Bertoncelli direttore editoriale per Arcana), ne sono entusiasti e ammirati. Il destino di chi si mette in gioco in modo originale e anticonformista è sempre quello di suscitare polemiche e tesi contraddittorie, ma non dimentichiamo che Bob Dylan è da tempo candidato ogni anno al Nobel per la letteratura, e, che lo vinca o meno, avremo pur sempre e in ogni caso il traduttore italiano più accreditato che da tempo ce lo fa leggere nella nostra lingua.
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Re: In Rete

Messaggioda romella » gio mar 17, 2011 7:19 pm

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Re: In Rete

Messaggioda romella » gio mar 17, 2011 8:28 pm

IL PICCOLO "ORFEO" CANTORE DI PACE
di Dario Salvatori (da Ciao 2001 del '71)
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Re: In Rete

Messaggioda romella » gio mar 17, 2011 9:07 pm

Sempre dalla stessa rivista, recensione di Sono passati i giorni / Combat:

Con la partecipazione alla "Mostra Internazionale della Musica Leggera di Venezia", Tito Schipa Jr. mai ha avuto il successo che il suo pezzo "Sono passati i giorni" meritava. Schipa è sicuro di avere qualcosa da dire e lo dimostra proprio in questo quarantacinque, ove, accanto ad una parte musicale moderna e vivace, è sovrapposto un testo intelligente con qualcosa di personale e di valido. Forse i suoi motivi, almeno quelli presenti in questo 45, non sono commerciali, ma sicuramente meritano l'elogio di chi dalla musica leggera si attende lo svolgimento di una idea e non soltanto il motivo da canticchiare radendosi.
(Fabrizio Cerqua)

(LINK)
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Re: In Rete

Messaggioda romella » sab mar 19, 2011 1:00 am

Da effettonotteonline

Quella prima opera pop-rock italiana: Orfeo 9 di Tito Schipa Jr.
di Mauro Brondi

"Ci sono cose che noi italiani facciamo meglio..." ha detto Vecchioni nelle giornate del Club Tenco a Sanremo (24, 25, 26 ottobre 2002), riferendosi allo scrivere testi per canzoni. Se per il genere rock-film non si può dire la stessa cosa, la responsabilità non è certo dell'Orfeo 9 di Tito Schipa jr.; anzi, scoprendo questo cult della storia del cinema italiano, ci convinciamo del fatto che, come sempre, è solo un problema di tradizione, e la tradizione va inaugurata (e nella teoria lo avrebbe fatto benissimo questo film) e portata avanti (e qui, purtroppo, il vuoto assoluto). Orfeo 9, girato nei primi anni Settanta con bassissimo budget, porta in sé la genuinità di un lavoro che precorre i tempi. Tito Schipa jr. (all'epoca poco più di ventenne) si mette in gioco con uno sguardo, una passione, un'inventiva del tutto particolare: il suo film da questo punto di vista non ha nulla da invidiare a opere americane ben più note (vedi Jesus Christ Superstar) o alle esperienze kitsch inglesi (Tommy). Anzi, un certo utilizzo diretto della macchina da presa su scenografie finto-teatrali risulta esser estremamente affascinante e originale.

Per contestualizzare: Orfeo 9 è la prima opera rock "made in Italy", naturalmente ben nota a tutto un pubblico di cultori, ma incomprensibilmente dimenticata nel nostro paese (che evidentemente preferisce importare mode e operazioni commerciali dall'estero perché si sa, noi, col rock, non c'entriamo nulla!). Nato dopo l'omonimo spettacolo teatrale del 1970 e musicalmente diretto dal grande, futuro premio Oscar, e allora giovanissimo, Bill Conti, il film, dopo un mancato appuntamento a Venezia, è rimasto vivo grazie alle proiezioni nei circoli, nelle università, nei cineclub diventando un fenomeno cult contraddittorio, il cui disco ancora oggi riesce a vendere e a far parlare. Il cast radunava artisti come Renato Zero, Loredana Bertè, Edoardo Nevola, Eva Axen, Tullio De Piscopo, Ronnie Jones.
In occasione del suo trentesimo anno, la pellicola, prodotta come film televisivo dalla Rai e da Mario Orfini per l'allora settore sperimentale diretto da Mario Raimondo, è stata riproposta dal Club Tenco durante la tre giorni al teatro Ariston. Se oggi la televisione propina fenomeni come Saranno famosi e Operazione trionfo, un tempo qualcuno riusciva a concepire progetti come Orfeo 9, opera interamente originale di una giovane avanguardia, musicalmente ricca e interessantissima, visivamente non impeccabile ma in ogni caso coraggiosa.

"Il mio strumento musicale preferito era sempre stato, e resta ancor oggi, la macchina da presa" sostiene Tito Schipa Jr. artista ibrido e libero del panorama musicale italiano (sue le traduzioni in italiano di Dylan). E con il cinema l'autore sembra effettivamente divertirsi, attraverso scelte registiche efficaci: montaggio serrato con una costruzione narrativa che non disdegna i salti temporali (flashback, flashforward), scenografie simbolico-oniriche, primi piani intensi sugli attori che cantano in playback "credibili" (lo stesso Tito Schipa jr. è presente nel ruolo di protagonista).
La storia si ispira a quell'immaginario hippy che rappresenta il bene e il male nelle sue valenze simbolico-rivelatrici attraverso cui è possibile interpretare il mondo. Natura e Città come Bene e Male: Orfeo e Euridice, uniti dall'amore, sono richiamati dalla Città, luogo infernale dell'alienazione, ma anche di falsa promessa di felicità nella quale Orfeo perde, riconquista, e riperde definitivamente la sua donna. Ma aldilà della storia è da sottolineare la libertà visiva (anche ingenua, così come alcuni passaggi nei testi delle canzoni) oggi permessa, e commercialmente accettata, solo se teorizzata "marketinghianamente" sulla carta (vedi fenomeno Dogma).
Orfeo 9 non è un semplice documento di una generazione (quella beat italiana del post 68) perché in modo complesso propone un'estetica e una ricerca espressiva ben precisa. L'impianto teatrale dell'incipit (scenografie e luci palesemente costruite e evidenziate) si scontra in modo tutt'altro che banale con la parte centrale girata "on the road" nella periferia romana, che culmina con la splendida immagine della strada dipinta (creata ad hoc dall'Anas: "il bizzarro patchwork di strisce bianche che chiude la canzone non è un nostra invenzione: trovammo la strada così e francamente ci sembrò un suggerimento soprannaturale").

Senza soluzione di continuità si passa da un espressionismo divertito ad un realismo quasi documentaristico in cui i personaggi fiabeschi vengono inseriti nel contesto delle grandi opere autostradali dell'industrializzazione. Un gap che fa scattare qualcosa di affascinante e poetico considerando la vena rock del film con musiche che mescolano l'elettronico sperimentale a ballate classiche, in un mélange alquanto strano fra musica leggera italiana e avanguardia.

Il film pone in modo naturale delle fondamentali questioni sul rapporto musica e immagine. Orfeo 9 non è il musical classico, con il corpo di ballo che fa da sfondo ai protagonisti, né può essere facilmente avvicinato alle esperienze dei rock-movies realizzati nel cuore degli anni Settanta, girati con piena consapevolezza (attoriale e autoriale). E' un laboratorio visivo fatto con passione e genuinità, una sorta di accademia creativa, musicale e cinematografica, che si mette in gioco davanti al suo pubblico. Prendiamo l'esempio della sequenza della canzone Da te per te: la canzone insiste sul ritornello "sto cantando per te..." mentre Orfeo (in un montaggio serrato) in strada, nelle piazze, su muri o fogli bianchi sta scrivendo le parole "per te", in stili grafici e tecniche diverse. Vediamo il protagonista "graffitare" i muri, lo sentiamo cantare, e contemporaneamente il montaggio ci porta da un luogo all'altro in una città che grazie all'intervento del protagonista diventa opera d'arte, assumendo un'identità.
In quel caso l'immagine non è mero supporto alla musica, ma documento del momento creativo di Orfeo che scrive e compone il testo della canzone: scelta semplice, diretta e forse un po' ingenua, ma comunque efficace e, perché no, coinvolgente.

Un film e un'esperienza da recuperare: recupero reso possibile anche dal fondamentale sito ufficiale del film che mette a disposizione moltissimo materiale (foto, mp3, pezzi di film in RealPlayer, testi delle canzoni, oltre all'interessante storia del progetto); inoltre si rimanda anche al sito di Tito Schipa jr. in cui è pubblicata la story di tutto il lavoro, dal teatro al cinema.

(LINK)
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Re: In Rete

Messaggioda romella » sab mar 19, 2011 8:59 pm

Napoli, nel '73 :shock:

La notizia: Anche Napoli, 37 anni fa, ebbe la sua Woodstock
QUESTO è un articolo dell'epoca, tratto da Ciao 2001 del luglio '73 (sempre di Dario Salvatori) e c'è anche una foto di Tito.
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Re: In Rete

Messaggioda romella » mar mar 22, 2011 10:37 am

IL TEMPO.IT
edizione del 29 maggio 2010
"Con Schipa jr rinasce l'opera rock all'italiana" (LINK)
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Re: In Rete

Messaggioda romella » ven mar 25, 2011 11:03 am

Un articolo su "Concerto d'addio" al Folkstudio di Roma (LINK all'immagine, la fonte mi sfugge)

"Se, però, il teatro varca i confini della musica, va notato anche il fenomeno inverso: cioè la musica che vuole prepotentemente diventare
teatro. E' il caso del « Concerto di addio » di Tito Schipa jr., che troppe poche persone hanno visto nella saletta del Folkstudio. Visto o ascoltato? Tito Schipa nasce come musicista. Figlio del celebre tenore, la musica deve averla nel sangue: compone, suona, arrangia, canta con due diversi toni di voce ugualmente precisi e robusti. Ma non basta. E' anche e soprattutto uomo di spettacolo completo: una sorta di mattatore teatral-musicale ancora lontano dalla trentina, ma che farà a lungo parlare di sé. Molti già lo ricordano in un suo spettacolo (la parola « musical » non gli piace) di qualche anno fa, « Orfeo 9 », che si trova anche in un long playing doppio nonché, da due anni, in versione cinematografica in un cassetto di mamma Rai, che chissà quando ce lo farà vedere. L'idea-base di Tito Schipa è che il teatro musicale non è detto che sia condannato a sciocche ed allegre storielle, né a ricalcare i modelli americani tipo « Hair », « Godspell » e tutti gli altri usciti dall'off-Broadway."
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Re: In Rete

Messaggioda romella » lun lug 18, 2011 12:17 am

Non mi pare ci fosse già questo, risale a ottobre scorso, dopo la puntata su La7 dove era ospite Tito.

da Musicalnews.com
pubblicato il 26 ottobre 2010
"Boom del musical in Italia: una moda o una sana realta'?" (LINK)
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